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Il coaching come modello di leadership

In un contesto economico e sociale sempre più complesso e variabile, dove si delineano nuovi modelli organizzativi più orizzontali e partecipativi, in che modo il coaching può essere adottato come approccio e modello di leadership?

Riporto il mio articolo scritto per gli amici di HEI – Human Experience Insights apparso per la prima volta sul loro sito.

In un momento in cui la parola “coach” è sempre più abusata, è importante fare chiarezza su cosa è il coaching professionale e in che modo può contribuire a creare nuovi approcci alla leadership organizzativa.

Mai come ora siamo stati di fronte ad un contesto economico e sociale in continua evoluzione, sempre più complesso. Cambiamenti improvvisi e impattanti fanno sì che le aziende siano chiamate ad adattarsi a nuovi scenari per sopravvivere o mantenere inalterata la produttività, agendo sui modelli organizzativi e culturali che siano anche sostenibili. Siamo di fronte a grandi sfide che, però, ci offrono grandi opportunità per apportare un cambiamento effettivo verso una visione umano-centrica delle organizzazioni che finalmente sia agita e non solo teorizzata.

Si parla di VUCA world (Volatile, Uncertain, Complex, Ambiguous) proprio per definire un ambiente complesso in cui i cambiamenti si susseguono in modo sempre più repentino e imprevedibile, rendendo più difficile e faticoso il continuo adattarsi agli eventi, alle situazioni, ai processi.

Ormai è necessario non solo essere in grado di stare dietro ai cambiamenti, ma, inoltre, cercare di anticiparli.

È emblematica, in tal senso, l’affermazione di Kalus Schwab, Fondatore e Presidente del World Economic Forum: “In futuro, non sarà il pesce grande a mangiare il pesce piccolo. Sarà il pesce veloce a mangiare quello più lento”.

La rivoluzione digitalee l’adozione dell’intelligenza artificiale, infatti, rendono velocemente obsoleti processi e procedure, e costringono persone e aziende a ricercare e sviluppare nuove competenze sia hard che soft.

L’avanzare della tecnologia e dell’AI, se da un lato appare minaccioso– operando una distruzione e un ricambio delle competenze richieste per la professione – dall’altra, suggerisce di puntare proprio sulle capacità relazionali-emotive, non sostituibili dalle macchine.

Nuovi modelli organizzativi

Oltre a questo, ci troviamo di fronte ad un cambiamento nelle organizzazioni, sia strutturale che generazionale.

teamsono sempre più “virtuali”, anche grazie al crescente utilizzo dello smart working, e si rende necessario ripensare il lavoro in gruppo e in sinergia, creare il coinvolgimento e soprattutto il senso di appartenenza all’azienda. Il modello verticale basato sul controllo del lavoro, infatti, inizia a mostrare i suoi segni di debolezza.

Entro il 2020, inoltre, i Millennials– che presentano caratteristiche molto diverse rispetto alle generazioni precedenti – costituiranno il 50% della forza lavoro. Secondo una ricerca di durata pluriennale condotta da Deloitte, questi ultimi apprezzano uno stile di leadership aperto, trasparente e collaborativo, ambiscono ad ottenere una qualità più alta del loro tempo libero, maggiore flessibilità e coinvolgimento, ma anche a dare più “senso” a quello che fanno.

A ciò si aggiunge il fallimento di organizzazioni di tipo verticale, altamente burocratizzate, e il delinearsi di altri modelli organizzativi più orizzontali e partecipativi, che favoriscono una leadership diffusa – in alcuni contesti si parla anche di andare verso organizzazioni leaderless.

Che tipo di leadership si potrebbe sviluppare?

Queste dinamiche così delineate suggeriscono quindi un cambio di paradigma verso un approccio di leadership più partecipativo, che abbandoni le strette verticalizzazioni gerarchiche e che passi da una logica di controllo ad una più orientata all’obiettivo, al coinvolgimento delle persone e, soprattutto, alla loro crescita personale e professionale, puntando sul potenziamento delle proprie capacità. In sostanza, un leader che cerchi di spogliarsi dei panni del “capo” per indossare quelli del coach, favorendo così un cambiamento culturale all’interno dell’azienda.

Cos’è il coaching?

Secondo la definizione dell’International Coach Federation (ICF)

il coaching è una partnership con i clienti che attraverso un processo creativo stimola la riflessione ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale

L’accento è sulla partnership, quindi sulla creazione di una relazione win-win, dove il risultato desiderato è proprio il processo di sviluppo e potenziamento delle persone, non il raggiungimento dell’obiettivo come fine a sé stesso. La parola “obiettivo” non è contenuta nella definizione, in quanto il risultato non è strettamente il fine ultimo del coaching ma il mezzo per favorire l’accelerazione nel raggiungerlo, sebbene non esista un processo di coaching senza un obiettivo prefissato e misurabile.

Un approccio di leadership che integri delle competenze di coaching è quindi volto a creare uno spazio di riflessione strategico ed evolutivoin risposta alla necessità di flessibilità, che allena il saper leggere e affrontare il cambiamento, per capire dove si sta andando e allenare le competenze necessarie ad affrontare le continue evoluzioni.

Quali sono le competenze per sviluppare una leadership “più coaching”?

Di seguito una serie di competenze che possono rendere un leader “più coach”, che si richiamano alle 11 competenze chiave nel coaching secondo ICF.

  • Progettare azioni (competenza 9) – Pianificare e stabilire gli obiettivi (Competenza 10)

Come un coach, il leader accompagna i suoi collaboratori a fissare gli obiettivi e a identificare le azioni per raggiungerli, facendo emergere le soluzioni e non imponendole dall’alto, creando momenti di apprendimento per il singolo e il team. Lavorare per obiettivi consente di sfuggire alla logica di controllo, agevolare una maggiore partecipazione ai processi decisionali e coinvolgere le persone, facilitando il monitoraggio basato sui risultati raggiunti piuttosto che sulle attività svolte.

  • Ascolto attivo (competenza 5) – Domande potenti (competenza 6)

Proprio come nel coaching, il leader domanda e ascolta, favorendo la riflessione. La domanda, infatti, è lo strumento principe del coaching. Una domanda apre all’altro scenari che prima non aveva visto o considerato.

È il dialogo, fatto di domande e risposte, che aiuta l’altro a ricercare e a mettere in luce la sua soluzione o un comportamento non più efficace che non aveva ancora focalizzato. In questo senso il coaching è maieutico: fa emergere le soluzioni semplicemente accompagnando l’altro verso una migliore visuale della situazione, in maniera autonoma, per conoscere meglio sé stessi.

Il coach non dà consigli proprio per questo: non impone la sua verità. Il leader coach, in sostanza, non impone soluzioni ma le fa emergere dal contesto, favorendo l’autonomia e l’assunzione di responsabilità in un’ottica di partnership collaborativa.

  • Stabilire Fiducia (competenza 3)

La relazione di coaching si basa sulla reciproca fiducia e capacità di creare un ambiente sicuro e di supporto che genera continuo rispetto reciproco. Il leader coach sviluppa relazioni di fiducia partendo dall’ascolto attivo e dalle domande, creando i presupposti per coinvolgere le persone negli obiettivi aziendali, creando un ambiente dove i collaboratori si sentano rispettati e in grado anche di sentirsi liberi di esprimersi in un conflitto costruttivo che apra al confronto e a soluzioni creative e innovative, senza paura di ripercussioni per essersi esposti.

Come ci insegna anche Stephen M.R. Covey, la fiducia è la prima competenza della leadership che si può apprendere e allenare, oltre ad essere un driver economico che accelera i risultati economici e di performance del team. Senza fiducia, infatti, non esiste la capacità di delega, un altro strumento importante per il leader che guida le persone attraverso il raggiungimento degli obiettivi.

  • Comunicazione diretta (competenza 7)

Il coach utilizza anche la comunicazione diretta e specialmente lo strumento del feedback come momento di crescita e sviluppo dell’altro e della relazione. In un’ottica coaching, il feedback non è un giudizio o un parere, ma si basa su fatti e comportamenti effettivamente agiti e osservati, e soprattutto è un regalo che viene fatto all’altro per il suo apprendimento. In questo senso si può creare una cultura del feedback per un impatto positivo sulle persone, non riducendo i momenti di confronto alle occasioni istituzionali come la restituzione della performance, ma creando degli spazi di incontro e scambio al fine di una reciproca crescita, collaborazione e fiducia.

Il coaching come approccio sistemico

In sintesi, lo stimolo che vorrei portare è di considerare un approccio coaching alla leadership pensandolo come sistemico, dove al centro sia riposta la crescita delle persone come veicolo dello sviluppo dell’organizzazione stessa. Questo vuol dire che affinché le aziende cambino l’approccio culturale e organizzativo bisogna andare ben oltre la formazione di pochi singoli leader.

Come sostenuto da Richard Buckminster Fuller, “non si cambiano mai le cose combattendo contro la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, bisogna costruire un modello nuovo che renda obsoleto quello vecchio”.

 

Per approfondire leggi le mie pagine dedicate al coaching

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Sei il regista o uno spettatore del film della tua vita?

Ti senti bloccato in una situazione in cui non sai cosa fare, oppure lo sai benissimo, ma non lo fai? Stai facendo lo spettatore del film della tua vita!

Una delle mie passioni è il cinema. Adoro perdermi nella trama, ammirare la fotografia, apprezzare la capacità performativa dell’attore.

Il tutto seduta in poltrona, dove al massimo mangi i pop corn (la mia amica Rosita me lo impedirebbe), commenti, ti commuovi, ridi. Se una scena non ti piace, non apprezzi la fotografia, e neanche il finale, non puoi dire “stop! Ripetiamo tutto” come potrebbe fare invece il regista, che crea e plasma la narrazione con la sua creatività.

Ora immagina che il film proiettato sia la tua vita e tu lo spettatore che la guardi scorrere.

Ti è mai successo di essere bloccato in una situazione in cui non sai cosa fare, oppure lo sai benissimo, ma non lo fai?

Ecco, equivale ad stare seduto in poltrona ad assistere al film della tua vita, e non riesci a decidere la trama, quale scena ripetere (o magari era buona la prima), quali inquadrature favorire.

E intanto scorre davanti a te.

Essere regista della tua vita vuol dire prendere in mano le decisioni, fare delle azioni concrete, per arrivare al gran finale che desideri.

Vuol dire prenderti la responsabilità di guidare le tue scelte.

La responsabilità personale, un valore in cui mi sento impegnata, sulla quale il coaching va sicuramente ad agire.

La responsabilità come valore

Sono rimasta colpita, anni fa, dai risultati dell’indagine sui “Valori della Nazione” realizzata da VocAzione nel 2013 in Italia, in cui la responsabilità personale appare nella classifica tristemente al 48esimo posto (in Svizzera risulta al primo posto, in Svezia al quarto e negli Stati Uniti al sesto).

Questo fa intuire la tendenza, ancora adesso valida probabilmente, degli italiani a sentirsi poco protagonisti della vita politica, economica e sociale del nostro paese, dove le persone sentono di poter avere scarsa influenza su quello che gli accade, poco responsabili della propria vita.

E cosa c’entra con il coaching?

Quante volte ho sentito da parte dei miei clienti le frasi:

  • È colpa mia/sua/loro!
  • Non posso farci niente, non dipende da me.

L’utilizzo del termine “colpa” spesso sottende un senso di disagio, impotenza, un significato emotivamente non piacevole.

Allenarsi con il coaching ad aprire spazi di riflessione più ampi, ad elaborare strategie e piani d’azione, quindi a compiere gesti concreti verso l’obiettivo, aiuta a passare dal concetto di colpa a quello di responsabilità.

Porta a chiedersi “cosa posso fare io?”.

Vuol dire passare dal sentirsi vittima delle circostanze, di una situazione, ad una presa di coscienza della propria capacità d’azione e auto determinazione.

È più facile pensare di non poter cambiare la situazione in cui siamo, e rivolgersi all’esterno (spesso inconsciamente) per trovare i colpevoli dei nostri insuccessi o semplicemente i responsabili di quello che ci sta succedendo.

In genere, se sentiamo di avere poco senso del controllo su qualcosa, siamo anche più portati a non assumercene la responsabilità.

In che modo il coaching stimola la responsabilità personale?

Sono diversi i modi in cui il coaching si rivela uno strumento utile per sviluppare la responsabilità personale.

Il coaching, innanzi tutto, attraverso la definizione di obiettivi reali, e quindi stimola il senso del controllo.

La persona, grazie alle domande del coach, focalizza l’obiettivo desiderato, visualizza la situazione una volta raggiunto l’obiettivo, prevede i tempi, misura il suo impegno e riconosce il valore che egli stesso attribuisce alla sua meta.

Decidendo di dedicare tempo ed impegno alla realizzazione del suo progetto se ne assume quindi la responsabilità.

Lo sviluppo e l’attuazione del piano d’azione portano ad esperienze di successo ed elevano il senso del controllo nelle persone, costruendo una maggiore fiducia nella propria autoefficacia.

Nell’Intelligenza Emotiva la competenza “esercitare l’ottimismo” sta proprio ad indicare l’abilità di sentirsi o meno, capaci di trovare una soluzione ed agirla, ritenersi registi della propria vita insomma. Lavorare su questa competenza è fondamentale per raggiungere gli obiettivi.

Ma chi? Io?

L’ho vissuto anche io il passaggio dal “è colpa di” al rimboccarmi le maniche e assumermi le mie responsabilità, quando ho incontrato casualmente il coaching, ovviamente!

In una delle prime sessioni di coaching (come coachee), dopo una lunga esplorazione di quella che era la situazione che io volevo migliorare arrivò la classica e doverosa (e, in quel momento, per me potentissima) domanda da coach “cosa puoi fare tu per risolvere questo problema?”.

Non ricordo esattamente cosa risposi, forse niente, ma ricordo perfettamente di aver pensato “Ma chi, io? Io non posso farci niente, non dipende da me!”. Non è colpa mia!

Ero abituata a pensare di non poter avere impatto nella mia vita, o di averne solo in minima parte, spesso proiettavo all’esterno le responsabilità e quella domanda, che sottintendeva la possibilità di agire in prima persona per cambiare la situazione, ebbe il potere di illuminarmi e spingermi all’azione.

E quindi avevo agito, cambiando la situazione. In meglio, ovviamente!

Da quando ho raggiunto questa consapevolezza ho imparato un nuovo modo di rapportarmi alla mia vita. Riesco a focalizzarmi sulle soluzioni più che sul problema per cercare di risolverlo e mi sento più regista della mia vita.

E tu? Il tuo piano d’azione

Mi rendo conto che non è facile cambiare il proprio modo di pensare, il paradigma, ma il cambiamento può iniziare anche da un solo piccolo passo.

  • Pensa ad una situazione che senti “ingessata”, prova a scrivere come vorresti che fosse invece la situazione, come se si fosse realizzata (al presente, indicativo e in positivo).
  • Scrivi qualche azione che potrebbe portare più vicino a quella situazione desiderata.
  • Individua una piccolissima azione tra queste che potrebbe “rompere il ghiaccio” e decidi di farla entro pochi giorni, dandoti una scadenza.

Hai appena scritto un obiettivo e un piano d’azione!

Provaci e fammi sapere come va, se vuoi! Scrivimi una mail: cmelis@coachingpower.it

Vincere o perdere? Questione di Intelligenza Emotiva

Vincere o perdere. Dipende dal tuo atteggiamento: come vincere lavorando sulla propria Intelligenza Emotiva

Capita di sperimentare dei momenti in cui tutto va storto o qualcosa a cui teniamo molto non va a buon fine.

Cerchiamo lavoro da mesi e continuiamo a fare colloqui senza esito positivo; la promozione che non arriva mai; quel progetto su cui tanto avevamo investito non decolla…

Demoralizzarsi è molto facile in questi casi.

Una cosa che ho imparato dal buddismo e che poi ho consolidato grazie al coaching è che “nella vita puoi vincere o perdere”.

Al di là del significato prettamente buddista, questo principio nasce dal nostro atteggiamento nell’affrontare le difficoltà della vita.

Cosa vuol dire?

Il concetto di “vincere o perdere” si riferisce a un conflitto interiore tra il senso di fiducia e il sentirsi sconfitti, tra continuare ad avere speranza e sentirsi rassegnati, in preda allo sconforto.

Vincere in sostanza significa che, pur avendo sperimentato dei fallimenti o delle delusioni, non ti senti mai sconfitto e continui ad andare avanti a perseguire il tuo obiettivo, cercando di imparare dall’esperienza, riprovando ancora e ancora o comunque cercare di migliorare il nostro approccio, ridefinire il nostro piano d’azione.

Mi spiego meglio: se tu sperimenti un fallimento e comunque non ti arrendi, non ti senti un perdente, hai vinto perché continui a persistere in ciò in cui credi e soprattutto la percezione del tuo valore non cambia, non si lede la fiducia che hai in te e nel tuo progetto.

Puoi anche cambiare strada, se quello che stavi perseguendo alla fine si rivela un buco nell’acqua, puoi trovare un altro modo: è proprio l’atteggiamento interiore che cambia il nostro stato d’animo e ci fa uscire comunque vincenti dall’esperienza pur negativa.

Per non andare lontano nel portare esperienze, qualche giorno fa ho incontrato una persona per proporre una collaborazione per un progetto a cui tengo molto (e a cui sto pensando da un po’) e alla fine del colloquio è emerso che non ci sono spazi per inserire il coaching nella sua realtà di consulenza.

Sicuramente poi non sono andata a ballare la macarena o a brindare con lo Spritz, ma poi ho pensato ai ragazzi che hanno inventato Airbnb. Ora li conosciamo tutti, ma pare che abbiano sperimentato qualcosa tipo 600 (seicento) rifiuti prima di trovare un investitore che veramente credesse in loro. Eppure non si sono arresi! E poi ho pensato a questo principio buddista che mi ha ispirato l’articolo.

Cosa fa la differenza tra un vincente e un perdente?

Per avere l’atteggiamento vincente non c’è bisogno di essere il Dalai Lama, ma semplicemente di allenare la tua intelligenza emotiva. Ne ho già parlato qui e qui.

In particolare, un vincente è forte in queste competenze dell’intelligenza emotiva:

  • Perseguire obiettivi eccellenti: quando i tuoi obiettivi nel lungo termine sono legati a ciò che è importante per te, ai tuoi valori, quello che fai, anche le tue azioni quotidiane sono guidate da questo: ti aiuta a stringere i denti e ad andare avanti, a crederci nonostante tutto.
  • Allenare l’ottimismo: non è la competenza che ti fa assomigliare a Pollyanna, ma è quella capacità che quando le cose si fanno difficili invece di sentirti vittima delle circostanze, ti fa focalizzare sulle soluzioni e sul fatto che in un modo o nell’altro ce la farai e troverai una via d’uscita.
  • Trovare la motivazione intrinseca: è appunto trovare la tua energia e la tua motivazione interiore per andare avanti, e trovarla in ciò che è importante per noi
  • Navigare le emozioni: riuscire a stare in quell’emozione, senza rifiutarla o sopprimerla, o al contrario dandole libero sfogo, ma semplicemente accettarla e utilizzarla come energia “costruttiva”.

Non è facile, lo so,  non sempre si hanno poi le stesse energie per affrontare le “onde alte” nuotando nel mare della vita, a volte si beve un po’, ma l’importante è continuare a dare delle bracciate per arrivare a riva.

E ricordati che l’Intelligenza Emotiva si può allenare!

Dai un’occhiata al mio percorso per allenarti nelle competenze emotive o lasciami un commento, fammi sapere cosa ne pensi!

IL VIAGGIO VERSO L’OBIETTIVO

Tempo di buoni propositi e nuovi obiettivi. Ma l’obiettivo non è solo il fine del percorso che facciamo, ma soprattutto un mezzo per il nostro cambiamento.

È gennaio, un anno nuovo ci attende, ci sentiamo rinnovati e pieni di nuove possibilità. Quindi è il momento di buoni propositi, mettere nuovi (o vecchi!) obiettivi ed è un pullulare di liste, parole dell’anno e tutto quello che in generale ci consente di programmare i prossimi mesi.

Porsi degli obiettivi precisi, temporizzati, concreti è importante, anzi fondamentale.

Questo vuol dire prender i fantastici buoni propositi e trasformarli in obiettivi precisi, si spera realistici, quindi focalizzarli nel concreto, dargli una scadenza e fare un piano d’azione.

Ma lo sai cos’è la cosa più importante di porsi un obiettivo?

Raggiungerlo? Si, certo.

Ma ancora più importante, sul quale mi voglio focalizzare qui, è il percorso che fai per raggiungerlo, un vero viaggio di scoperta e trasformazione di te stesso. È il cambiamento che fai per arrivarci che è la cosa più importante.

In questo senso l’obiettivo è allo stesso tempo il fine e il mezzo per la tua crescita personale, un vero pretesto per il cambiamento.

Ed è proprio quello che si fa con un percorso di coaching.

Decidi le tappe del tuo viaggio

Quando spiego ai miei clienti come si articola un percorso di coaching uso spesso la metafora del viaggio.

Definire l’obiettivo vuol dire decidere dove vuoi andare, in quale direzione: è diverso andare a Roma o Lugano. Anche perché se non sai dove vuoi andare come fai a capire quando sei arrivato?

Una volta decisa la destinazione devi anche decidere quanto tempo ci vuoi mettere, di conseguenza anche che mezzo di trasporto usare.

Il viaggio, a volte, può essere non essere facile: quali risorse ho, oppure quali mi servono o devo sviluppare per arrivarci? Spesso non è come ce lo aspettiamo, spesso crediamo di prendere il freccia rossa e invece ci troviamo in macchina, fermi in coda in autostrada, o scopriamo di poter prendere l’aereo. Sperando di non prendere la bicicletta!

Poi ci possono essere delle deviazioni rispetto alla meta, anche prese consapevolmente: anche se quella deviazione ti allontana dalla strada principale e rallenta il tuo viaggio, visitare quel bel paesino lontano dall’autostrada può avere un significato importante per te.

E dopo il viaggio?

Il viaggio, è sempre un momento di trasformazione e di scoperta, una volta che lo intraprendi non sei più lo stesso. Questo accade anche grazie ad un percorso di coaching.

Cosa succede durante il viaggio?

  • Si verifica un cambiamento. il coaching è lo strumento principe del cambiamento, si fa un percorso per gestirlo o per provocarlo. Ad esempio, riprogrammare il proprio obiettivo professionale. In ogni caso, per arrivarci spesso devi cambiare: nuovi comportamenti, nuove strategie, buttare vecchie abitudini o aprirsi a nuove prospettive.
  • Prendi consapevolezza di te stesso e scopri le tue risorse. Il coach ti aiuta a scandagliare te stesso, mettere nero su bianco le tue capacità e spesso scopri risorse nuove e inaspettate che tu stesso non eri stato in grado di vedere. In questo modo vai rafforzare ciò che c’è già e a migliorare i tuoi punti deboli.
  • Prendi decisioni. Che tu debba decidere dove vuoi arrivare, come arrivarci, quali azioni intraprendere, su cosa vuoi focalizzarti, non puoi scampare, sarai di fronte a continue scelte (o non scelte, il che è sempre una scelta!)
  • Scopri nuove opzioni. Spesso ti troverai davanti ad un bivio o semplicemente davanti alla decisione di continuare su una strada, magari la vecchia (quella che già conosci) per intraprenderne una nuova, e magari anche a contemplare una terza, una quarta.
  • Esplorerai nuovi “territori”. Faccio delle domande la cui risposta spesso è “Bella domanda! Non ci avevo mai pensato”. Ecco, quella è una domanda potente, che apre nuovi scenari e nuove scoperte, una strada nuova che non avevi pensato di percorrere.
  • Incrementi la fiducia in te stesso. Quando persegui un obiettivo, sei “costretto” a creare il tuo piano d’azione e ad agire appunto! Altrimenti cosa racconti al tuo coach nella sessione successiva? E mano a mano che pianifichi e agisci ti scopri capace di fare, ottenere dei risultati e ti stimoli ad andare avanti in un meccanismo virtuoso che accresce la fiducia in te stesso.
  • Impari a focalizzarti sulle soluzioni invece che sui problemi. Com’è liberatorio parlare dei tuoi problemi con il coach, vero? Verissimo, io sono qui per ascoltarti, per farti osservare la situazioni da molte angolazioni, ma anche per farti focalizzare sulle soluzioni, cioè sul “cosa farai tu per risolvere la questione”. Ti ascolto nel mentre che mi dici che il percorso è lungo ed è accidentato, ma ti accompagno anche a trovare nuovi percorsi o a trovare un modo per “guadare il fiume”.

Che momento magico quello in cui ti accorgi che hai raggiunto l’obiettivo!

Come quando alla fine del viaggio, ti guardi indietro e ti sorprendi di tutti i chilometri che hai percorso e di quanto ti senti arricchito.

 

Se vuoi scoprire che tipo di “viaggio” possiamo fare insieme, prenotati per una chiamata senza impegno con me:

http://calendly.com/cristianamelis/30min

Scopri alcuni dei miei percorsi:

https://www.coachingpower.it/lavora-con-me/

A CHE PUNTO SEI? RIFLESSIONI PER LE VACANZE

Una riflessione sui tuoi obiettivi dell’anno e un esercizio per aiutarti a visualizzare dove sei per ripartire di slancio a settembre

È luglio, e ormai pensi solo alle vacanze, lo so.
È comunque un buon momento per fare il punto della situazione su come stanno andando gli obiettivi scritti a gennaio, quelli che ti sei posto quando ti sei ripromesso che questo era l’anno della svolta per la tua carriera o del tuo business.

Intendo cose tipo l’aumento di stipendio o la promozione, una nuova responsabilità, cambiare azienda o un progetto da guidare, un nuovo obiettivo di budget molto sfidante.

Mettersi degli obiettivi non è semplice, ma ancora meno lo è stendere un piano d’azione con una strategia ben precisa, progettare delle azioni concrete da compiere, e sopratutto metterle in pratica!

Ma spesso sei preso da mille impegni, pensieri e rischi di perderti per strada. Può succedere che a metà anno, e oltre, hai fatto la metà (se va bene) di quello che ti eri riproposto di fare, o comunque hai bisogno di focalizzare di nuovo cosa è importante fare da settembre in poi.

Per questo ti propongo una serie di riflessioni da fare anche sotto l’ombrellone, o quando di sei stancato di giocare a PokemonGo, per ripartire alla grande a settembre più focalizzato e consapevole. Li puoi fare quando vuoi, anche al ritorno dalle vacanze!

Hai già raggiunto il tuo obiettivo o hai fatto tutti i compiti? Fantastico! Puoi ugualmente rispondere alle domande per mettere meglio in luce le azioni che hai fatto e utilizzare di nuovo la stessa strategia per il futuro, fare delle riflessioni su come impostare il lavoro. O metterti un altro obiettivo, ovviamente!

Riprendi i tuoi obiettivi in mano

Riprendi i tuoi obiettivi (li hai scritti, vero? Carta e penna intendo… altrimenti scrivili ora) e rispondi a queste domande per verificare a che punto sei, riflettere su cosa hai fatto e cos’altro c’è da fare, o se forse devi cambiare strada.
Ti propongo una serie di domande che ti può aiutare a focalizzare meglio, scrivi su carta le risposte, è molto più potente!

  • Riscrivi il tuo obiettivo in maniera sintetica
  • Da 1 a 10, quanto ti sei avvicinato al tuo obiettivo?
  • Cosa ha funzionato?
  • Rispetto a quello che ha funzionato, come potresti utilizzarlo di nuovo in futuro?
  • Cosa poteva funzionare meglio?
  • C’è qualcosa che avevi programmato di fare e non hai fatto?
  • Cosa ti ha impedito di compiere quelle azioni?
  • Cosa hai trovato facile fare?
  • Quali sono state le difficoltà che hai incontrato nel porre in atto le azioni che ti eri prefisso?
  • Quanto sei ancora motivato a raggiungere il tuo obiettivo da 1 a 10? quanto ti senti coinvolto?
  • Dopo queste considerazioni, riscrivi il tuo obiettivo (se è necessario)
  • Scrivi il primo passo che farai da oggi verso il tuo obiettivo
  • E ora il secondo passo che farai da settembre!
  • C’è qualcosa che ti può impedire di agire?

Se ti va condividi pure con me il risultato delle tue riflessioni, possiamo lavorarci insieme!

Scrivimi una mail all’indirizzo cmelis@coachingpower.it possiamo valutare insieme come impostare il lavoro da settembre.

MA DOVE VAI SE LA MOTIVAZIONE NON CE L’HAI

Cos’è la forza che ci spinge avanti anche se le cose si rendono difficili?

 

“È la curiosità che mi fa svegliare alla mattina”

Federico Fellini

 

La motivazione è la forza che ti spinge avanti quando “il gioco si fa duro” e che ti guida nella tua strada. Certo, da sola la motivazione non basta, ma è l’elemento essenziale, costituisce le fondamenta, per metterti in moto verso il tuo obiettivo.

Una domanda che faccio ai miei clienti che stanno cercando la loro strada o mettendo a fuoco il proprio obiettivo è “Qual è quell’energia che ti fa alzare la mattina?” o “Cos’è importante per te?”.

Una domanda apparentemente semplice, ma che nella maggior parte dei casi si trasforma in una “domanda potente”, cioè quella che non ci siamo mai davvero posti o della quale non conosciamo ancora la risposta.

Trovare la risposta ti serve a sapere qual è la tua energia, quello che ti spinge ad andare avanti anche quando le cose stanno diventando difficili, ti fornisce la determinazione, è la tua motivazione a raggiungere gli obiettivi, senza farti distogliere dal parere di altri.

Ma soprattutto ti aiuta a focalizzare bene quello che vuoi raggiungere: quando gli obiettivi sono allineati con le tue spinte motivazionali il tuo piano d’azione è molto più efficace e chiaro.

È grazie alla motivazione che riesci a superare gli ostacoli e trovare la forza per risolvere problemi, trovare le alternative e rialzarti quando cadi.

Cosa ti spinge e cosa ti da energia lo sai solo tu, magari non l’hai ancora ben identificato e devi ancora focalizzarlo. Per questo quando mi chiedono se sono una motivatrice rispondo che non lo sono, non ti posso motivare io, ti aiuto a trovarla e a trarne energia.

Questo aspetto parte dai nostri valori, ognuno ha i suoi: la famiglia, la giustizia, essere realizzato nel lavoro, le relazioni…

La motivazione che parte da cosa è importante per noi è quella interna, o  motivazione  intrinseca, una delle competenze dell’Intelligenza Emotiva di cui ho già parlato.

Questa si contrappone alla motivazione proveniente dall’esterno, che si basa sul bisogno di convalidazione esterna e gratificazione. Possono essere dei riconoscimenti o gratificazioni come ricompense (denaro, elogio, ricerca del consenso, potere) o minacce (la paura, perdita dello status, punizioni).

Se queste leve hanno più peso per te sei portato a creare dipendenza da qualcosa al di fuori di te e quindi potrebbe diminuire la tua auto-efficacia.

Ovviamente non c’è niente di male nel desiderare dei riconoscimenti, dobbiamo stare attenti solamente a non rendere questo un bisogno.

Tu trovi in te stesso la tua energia o hai bisogno di qualcosa di esterno che ti spinga?

Qual è la tua motivazione?

 

Evento COACH IN AZIONE al MilanIN

Lunedì 14 Marzo a MilanIN due interventi sul coaching “Allenare l’empatia” e “La legge desiderio-decisione” con CRISTIANA MELIS e TERESA TARDIA

Tornano in azione i Coach a MilanIN, lunedì 14 Marzo dalle 19:30, PACINO CAFE Piazzale Bacone 9 Milano, con una serata fortemente esperienziale che vede due ambiti applicativi distintivi.

ALLENARE L’EMPATIA. Nel 2020 tra le 10 competenze che verranno richieste maggiormente nelle aziende c’è L’Intelligenza Emotiva. La differenza che passa tra un capo e un Leader è data proprio dalle capacità emotive e relazionali, tra le quali una delle più importanti è l’Empatia, l’abilità di riconoscere e rispondere in maniera appropriata alle emozioni delle altre persone, al fine di stabilire delle relazioni più efficaci e basate sulla fiducia. L’intervento sarà volto ad allenare proprio questa competenza, mediante un esercizio esperienziale.

LA LEGGE DESIDERIO-DECISIONE. I desideri possono trasformarsi e attivare percorsi di crescita, cambiamento e trasformazione. Se riesci a decidere e poi mettere in pratica le decisioni, vuol dire che attivi il cambiamento. Una decisione può essere procrastinata, anche quando non decidiamo, stiamo prendendo una decisione. Il Coach allena al cambiamento e ogni piano di azione passa attraverso micro e macro decisioni per raggiungere i “de-sidera”, le stelle che brillano e che fanno bene e con consapevolezza.

IL COACHING

Il coaching è una partnership con i clienti che attraverso un processo creativo stimola la riflessione ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale. Il coaching include un approccio elogiativo che si fonda sul riconoscimento di ciò che è giusto, di ciò che funziona, di ciò che è desiderato, di ciò che è necessario per arrivare all’obiettivo. Le responsabilità del coach sono quelle di scoprire, rendere chiari ed allineare gli obiettivi che il cliente desidera raggiungere, nonché guidarlo in una scoperta personale di tali obiettivi e fare in modo che le soluzioni e le strategie da seguire emergano dal cliente stesso, infine lasciare piena autonomia e responsabilità al cliente. Durante ciascun incontro è il cliente stesso a scegliere l’argomento della conversazione, mentre il coach lo ascolta ponendo osservazioni e domande. Questa interazione contribuisce a creare maggiore chiarezza ed induce il cliente a divenire proattivo. Nel coaching si osserva “dove si trova il cliente oggi”, quale sia cioè la situazione attuale di partenza, e si definisce, in comune accordo, ciò che egli è disposto a fare per raggiungere “la meta in cui vorrebbe trovarsi domani”. (tratto da Cos’è il Coaching – ICF Italia)

 

È gradito un cenno di conferma di partecipazione rispondendo alla mail eventi@milanin.com

 

Cristiana Melis

Coach accreditata ACC da ICF, Assessor SEI per l’Intelligenza Emotiva, si occupa di coaching e formazione per lo sviluppo professionale dopo aver lavorato per 11 anni nell’ambito finanziario, nell’area Risk Management.
Supporta percorsi di Coaching individuali e di team, intervenendo sulle tematiche della trasformazione e crescita personale, sviluppo dell’intelligenza emotiva e della leadership.

e-mail: cmelis@coachingpower.it  web site www.coachingpower.it

Teresa Tardia

ACC Coach ICF. Specializzata nella formazione aziendale, area in cui tende ad ottimizzare le performance delle risorse umane, attraverso i processi legati alla motivazione, credibilità, fiducia in sé e capacità di acquisire conoscenze e competenze. Dal 2008 al 2015 docente a contratto di organizzazione aziendale. È impegnata nell’area dello sviluppo e della crescita professionale e nel life design.

email: teresa@ttardia.it  web site: www.ttardia.it

 

Programma:

– A partire dalle ore 19.30 aperitivo presso PACINO CAFE Piazzale Bacone 9 Milano

– Ore 20.30: Apertura sala riservata a MilanIN

– Ore 21.00 Incontro e Presentazione

– Ore 22:00 Domande/Risposte

– Ore 22.30: Libero Networking

L’ingresso alla sala MilanIN è possibile ai soci effettivi ed aggregati di MilanIN e di tutti i ClubIN alle seguenti condizioni:

– Socio Aggregato MilanIN PRIMA ISCRIZIONE: Euro 5 per quota annuale soci aggregati + Euro 10 al locale per aperitivo.

– Socio Aggregato GIA ISCRITTO di un qualunque ClubIN (compreso MilanIN): Euro 5 per contributo evento + Euro 10 al locale per aperitivo

– Socio Effettivo (in possesso di regolare tessera per l’anno in corso) di un qualunque ClubIN ufficiale (compreso MilanIN): Euro 10 al locale per aperitivo.

Per chi lo desidera è possibile acquisire la tessera di socio effettivo di MilanIN durante l’evento, usufruendo da subito dell’ingresso scontato.

Teatro&Coaching: progetto Pilota

Grazie al sostegno e grazie ad una donazione in memoria di Natale Malvezzi, imprenditore e studente in Parma , e di sua moglie Luigina Pacini maestra alle scuole elementari , genitori e nonni, questo percorso è ora realtà.

Il percorso si propone di sostenere la crescita degli individui, in questo caso adolescenti, supportandoli a riconoscere, accogliere e utilizzare le proprie emozioni, al fine di aprirsi alle proprie abilità e punti di miglioramento per scoprire e quindi esprimere il proprio talento nella vita.
L’obiettivo è quello di creare uno stimolo per nuovi spazi d’azione, che conferiscano ai giovani la responsabilità di accesso al proprio futuro.
Il percorso è partito dalla scoperta delle proprie competenze emotive, si sono identificate le aree di miglioramento e si sono focalizzati gli obiettivi di sviluppo e di rafforzamento dei punti di forza di ogni singolo ragazzo, grazie al quale i partecipanti, sulla base di incontri individuali, hanno avuto modo di conoscere meglio se stessi e riflettere sui propri obiettivi di vita.
Sulla base degli obiettivi individuali si è iniziato a lavorare con il Group Coaching e il Teatro.

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La metodologia utilizzata nel Teatro Sociale è quella dell’educazione non formale e delle arti performative volte al miglioramento delle relazioni individuali e di gruppo. Sono utilizzati e sviluppati esercizi e attività esperienziali per stimolare i partecipanti a prendere una migliore consapevolezza di sé e delle proprie capacità di comunicazione.
L’utilizzo delle tecniche di coaching (ascolto attivo, domande, feed-back, passare all’agire) permette ai ragazzi di scoprire a che punto sono, i progressi fatti e dove vogliono arrivare, individuando eventuali aree di miglioramento e i passi necessari per farlo. Si focalizza Il tema delle emozioni legate ai sogni realizzabili, della fiducia nel futuro e della responsabilità, portando i partecipanti ad una crescita di competenze in ambito di cittadinanza attiva e di capacità di inserimento professionale, spirito critico e spirito di iniziativa, dando impulso al proprio orientamento scolastico.
L’esito finale, che avverrà al Teatro delle Briciole all’interno del progetto Meeting Giovani organizzato dall’AUSL di Parma, sarà la messa in scena del lavoro fatto dagli alunni di fronte ad un pubblico di coetanei.
Il primo atto concreto, creato, pianificato, sviluppato con consapevolezza del loro mettersi in gioco responsabilmente.

Mettere in scena le emozioni

Sabato 25 ottobre alle ore 16:30, io e Fabiola Nelli, presentiamo il nostro progetto “Mettere in scena le emozioni: Atti per realizzare il proprio futuro” nella cornice della seconda edizione della Coaching Expo: “ESSERE AL CENTRO” due giornate dedicate, dalle 10.00 alle 18.00, alla cultura e al business del Coaching, con ingresso libero.

Le parole chiave saranno: Intelligenza emotiva, Coaching, Teatro.

Il progetto si propone di sostenere la crescita degli individui, in questo caso adolescenti, supportandoli a riconoscere, accogliere e utilizzare le proprie emozioni, al fine di aprirsi alle proprie abilità e punti di miglioramento per scoprire e quindi esprimere il proprio talento nella vita.

Vogliamo creare uno stimolo per nuovi spazi d’azione, conferendo ai giovani la responsabilità di accesso al proprio futuro. Le arti performative favoriscono la scoperta e lo sviluppo di competenze personali e sociali, stimolando, la creatività, l’ascolto, l’attenzione, l’auto-imprenditorialità e l’assunzione di un ruolo attivo nella società. L’integrazione con il coaching permette di fissare la consapevolezza di quanto sperimentato, per iniziare a metterlo in pratica.

OBIETTIVI

Il nostro obiettivo è arrivare agli adolescenti con un approccio facile, divertente, attraverso laboratori di teatro ed incontri di Group Coaching.

Lavorando sull’Intelligenza Emotiva i ragazzi possono riconoscere le proprie emozioni, gestirle, capire ciò che fa star loro bene, in modo da credere alla propria realizzazione e ritrovare la motivazione, attraverso la scoperta della propria intelligenza emotiva, per andare avanti nel realizzare i propri sogni.

IL PERCORSO

Partendo dalla scoperta delle proprie competenze emotive, si vanno ad identificare le aree di miglioramento e si focalizzano gli obiettivi di sviluppo e di rafforzamento dei punti di

I mezzi utilizzati saranno: il teatro, il teatro sociale, l’arte performativa, la musica e la danza, in modo da coinvolgere la totalità dell’individuo, accrescendo le competenze trasversali e l’espressione creativa, focalizzandosi sulla scoperta del corpo come strumento di espressione, comunicazione e relazione.

Con il Coaching al gruppo, ed eventualmente al singolo, si focalizza Il tema delle emozioni legate ai sogni realizzabili, della fiducia nel futuro e della responsabilità, portando i ragazzi ad una crescita di competenze in ambito di cittadinanza attiva e di capacità di inserimento professionale, spirito critico e spirito di iniziativa, dando impulso al proprio orientamento scolastico.

L’esito finale sarà la messa in scena del lavoro fatto dagli alunni di fronte ad un pubblico. Il primo atto concreto, creato, pianificato, sviluppato con consapevolezza del loro mettersi in gioco responsabilmente.

Vieni a scoprire di più alla Coaching EXPO 2014!

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Perché accettare la #sfida90901

Sono ormai da 30 giorni che mi sono cimentata nella sfida 90901 e inizio a fare le prime riflessioni sull’effetto che ha avuto su di me accettarla e sulle similitudini col coaching.

 

Cos’è la #sfida90901?

Consiste nel dedicare i primi 90 minuti della giornata (meglio la mattina a mente fresca) per 90 giorni ad 1 progetto. Puoi nominare un buddy che ti segua, ti sostenga e inciti. Oltre a metterci la faccia e dichiarare pubblicamente il fatto che si partecipa alla sfida.

La sfida è stata lanciata sul blog EfficaceMente, che ringrazio e a cui faccio i complimenti.

Io ho deciso di dedicare la sfida al progetto del mio sviluppo della carriera di coach, che porto avanti con determinazione, in parallelo al mio lavoro di Risk Analyst.

Mi è stato utile rivedere le mie modalità organizzative.

Ovviamente ero già impegnata su questo progetto, al quale mi dedico quando posso, nel weekend,  la pausa pranzo o la sera, ma qualche volta, al termine della giornata non rendevo come avrei voluto.

Stavo quindi rivedendo come massimizzare l’organizzazione del mio tempo e questa opportunità è capitata ad hoc.

 

Quali i vantaggi della sfida?

Praticamente funziona come un auto-coaching:

•   Ti aiuta a rimanere focalizzato sull’obiettivo

•   Ti spinge all’azione: definisci il tuo obiettivo (il tuo progetto) e ti indica modalità e tempi.

•   Sostiene la motivazione: impegnandoti con il tuo buddy e con gli altri che stanno portando avanti la sfida.

•   Ti aiuta a mantenere la costanza

•   Ti regala energia e fiducia nel portare avanti il tuo progetto

•   Ti spinge oltre i propri limiti. Io, per esempio, sono tutt’altro che mattiniera.

 

Certo non mancano i giorni difficili, in cui fai più fatica a mantenere la costanza, ma sono arrivata ad un terzo del percorso.

Sono certa che i prossimi 60 giorni saranno altrettanto sfidanti, e comunque ricchi di nuove scoperte e intuizioni.

Buona #sfida90901!